Io sono nata qua. Per fortuna.

Poco più di trenta anni fa ho iniziato il rapporto odi et amo con questa terra.

Me l’hanno raccontata i miei nonni e i miei genitori e me la sono fatta raccontare da chiunque avesse qualcosa da raccontarmi.

La guerra, i bombardamenti, le corse nei rifugi, il terremoto dell’ 80,  le passeggiate a piazza Plebiscito, quando all’epoca si poteva ancora parcheggiare, la ricetta del ragù, della sfogliatella e della pastiera. Sì, perché la cugina della mia bisnonna faceva la cuoca a Palazzo Reale, cucinava per il Re. Il Napoli di Maradona e la città unita in un’unica fede, lo scudetto…strade intere -ma che dico- la città intera completamente azzurra. Interi palazzi con la facciata dipinta d’azzurro, da palazzo a palazzo lenzuola azzurre e striscioni appesi, macchine ridipinte e facce colorate di azzurro e di felicità.

Tutto si abbinava al cielo e al mare e alla passione di questo milione e passa di abitanti. Mi raccontano sempre che il giorno dopo Napoli – Fiorentina, il cui pareggio sancì la vittoria del nostro primo scudetto, trovarono una scritta fuori le porte del cimitero “e che vi siete persi“, il mattino dopo spuntò una misteriosa risposta,  “e a voi chi ve lo ha detto”. Io penso che sia geniale.

Il mare e il Vesuvio, la pizza e il babbà, la finestrella di Marechiaro; ogni tanto si affaccia un signore e con in mano il suo mandolino guarda il mare e inizia a cantare…tutto questo è una poesia non scritta.

La festa di Piedigrotta,o fucarazz e Sant’Antonio, lo spaghetto a vongole alle 4 del mattino; eh si, uno famoso sta a Piazza Sannazaro. A qualsiasi ora della notte tu decida di andare, lui è lì pronto a spadellare i tuoi spaghetti. Anche questa è una poesia, per il palato!!

Napoli è uno stile di vita, è un modo di affrontare le cose atipico. Diversi personaggi, la stessa Sophia Loren, si sono identificati come napoletani e non italiani…sia chiaro, non per mancanza di appartenenza all’Italia, no assolutamente, è per la piena consapevolezza che essere napoletani è diverso, è un’altra cosa.

Noi siamo il rovescio della medaglia di noi stessi. Siamo in un modo e poi siamo anche l’esatto opposto.

Questa è la terra dei pregiudizi e degli stereotipi…delle etichette che ci hanno affibbiato e che è così difficile lavare via. Vieni a Napoli con un idea e te ne vai carico di meraviglie. Io a volte la vorrei abbracciare, e a volte le darei uno schiaffo. Napoli è come un figlio. Non puoi non amarlo, anche se le notti insonni si fanno sentire, anche se getta tutto per l’aria, anche se a volte lo guardi con aria disperata perché ne combina una dopo l’altra; mentre fa tutto questo, ti fermi, sorridi, lo guardi e ti accorgi di quanto lo ami. Napoli è cosi, per me e per chi, non conoscendola, l’ha vissuta da napoletano.

Chi viene a Napoli si toglie la collana d’oro, perché a Napoli rubano;

Chi vive Napoli si lascia rubare l’anima.

Chi viene a Napoli sta con l’ansia e la paura che il primo napoletano gli rubi il portafogli;

Chi vive Napoli sta con l’ansia che non gli bastano quei giorni per riempirsi il cuore e gli occhi di meraviglie.

Chi viene a Napoli pensa di sapere cosa gli accadrà…

Chi vive Napoli impara a capire che è tutto una continua scoperta.

Napoli si vive con i cinque sensi. Dalla mattina.

Il sole che ti riscalda la pelle, l’odore del caffè, il rumore di una città che si sveglia o che non è mai andata a dormire, il sapore della sfogliatella.

Si intrecciano tutti i sensi. In quei vicoli così belli si accavallano l’odore del ragù e quello della candeggina…perché, checché se ne dica, noi ci laviamo…a parte casi singoli e non abbiamo neppure il colera! La signora tiene la porta aperta del suo “vascio” e gli odori inebriano il vicolo. I panni sono sapientemente stesi sullo stendino e la musica completa tutto. E’ tutto così bello. E’ tutto così unico.

Napoli è da sempre denigrata dagli ignoranti con i paraocchi e forse un po’ gelosi, quelli che pensano che a Napoli tutti guidano senza cintura e vanno sul motorino in tre e senza casco. Quelli che ritengono che a Napoli non si possa camminare per strada perché tutti rubano. Quelli che pensano che abbiamo lo smog, che l’aria sia irrespirabile e che viviamo in dieci in un monolocale. Mi verrebbe da imprecare a gran voce ma poi mi fermo e rido…con un piccolo rammarico. Di non poter “convertire” tutti e subito. La storia ci insegna che siamo stati una città ricca di averi e di cultura e che tutto ciò è radicato in noi ma a volte si fa un po’ di fatica a tirarlo fuori.

Le bellezze di questo posto sono da invidiare.

La storia di questo posto l’hanno affossata per dar spazio a racconti che facevano piacere a qualcun altro. Ma questa è un’altra storia.

Vi racconterò una storia, di chi come voi partiva con preconcetti e ansie. La storia di Ciro, mio cugino. Napoletano di cuore ma americano di lingua. A tre anni è andato via da qui, con i genitori e ha perso un po’ le radici, o meglio così pensavo. E’ bastato un motorino e…vabbè lo scoprirete da soli non posso svelarvi tutto ora.

Non abbiate timore di innamorarvi di questa città con tutti i 5 sensi.

Lasciatevi accompagnarenon venite a Napoli.  Vivete Napoli.

Ne vale veramente la pena.

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