Per ora ci sono 2 cose che ci accomunano…le origini e il parallelo.

Io continuo a dirtelo ogni volta che ci sentiamo tramite questo dannato apparecchio che le cose che ci accomunano sono due. Le origini Napoletane e il parallelo, mi pare sia il 41.

Sono ormai anni che io continuo a vedere la tua bella faccia e il poster della statua della libertà e tu continui a vedere la mia di faccia e il quadro che ritrae uno dei panorami più belli del mondo: Napoli.

«Ciro sta storia prima o poi deve finire, tu sei nato a Napoli, tra l’altro nell’ospedale che porta il nome del santo patrono della città, sei nato all’ospedale San Gennaro -nei quartieri- dovresti sentire l’appartenenza a questa terra e invece, ogni volta che ti dico di venire qua a trovarmi, dici sempre “Napoli sotterraneanooooo…si sentono dire tante cose su Napoli, pare che non è più la stessa che mi raccontano mamma e papà e che ci raccontava nonna Carmelina.”»

«Vabbè Ciro che c’entra, potrei dirti che non è più la stessa dai tempi che furono ad ora, ma tu, come tutti, parti prevenuto; la “monnezza”, la camorra, le sparatorie, la droga…come se questi mali dell’umanità fossero presenti solo a Napoli e da nessun’altra parte, come se la nostra storia fosse fatta solo di questo e di nient’altro, come se avessimo solo questo e nient’altro. E’ come se mi dicessi “non venire a New York perché c’è il Bronx…è come dire non avere figli perché c’è il parto.»

«Robbè, ogni volta mi fai sta sviolinata…lo so che Napoli è bellissima ma pure se venissi a Napoli, dove mi porteresti? Al Museo Archeologico…a Piazza del Plebiscito…al Maschio Angioino…a mangiare la pizza. Io queste cose le ho fatte quando ero piccolo e venivo a fare le vacanze a Napoli. Avete costruito qualche altra cosa nel frattempo o mi sono dime…»

«Ciro. Ciro per piacere non finire la frase. Tu fai il biglietto dell’aereo e al biglietto delle meraviglie ci penso io. Quando poi il tuo viaggio nella “cultura partenopea” sarà finito e sarai all’aeroporto per imbarcarti mi dirai. Io già so quello che mi dirai, ma lo voglio leggere nei tuoi occhi e  sentire dalla tua bocca.»

«Ora fatti dare giusto qualche piccolo anticipo di quello che sarà…poi quando vieni o ti affidi completamente a me o se vuoi, mi dici a quale dei tuoi ricordi vuoi dar vita…“Vabbuò”.»

«Allora…iniziamo?»

«Come direbbero qui, le nostre origini risalgono al cippo*.»  Vai indietro e arriva al IX secolo avanti Cristo. Alcuni coloni greci, originari dell’isola di Rodi fondarono tra l’isolotto di Megaride e il monte Echia un piccolo insediamento e con l’appoggio dei cittadini di Cuma, venne finalmente fondata Parthenope.

«L’isolotto di Megaride?…io penso che te lo stai inventando, a Napoli ci sono solo Capri, Ischia e Procida e al massimo l’isolotto di San Martino…questa isola di Megaride io non lo conosco.»

«Vedi Ciro, basterebbe solo questo per farti capire che Napoli non è quello che pensi. Megaride è quello che tu chiami Castel dell’Ovo, Megaride è il punto dove la leggenda narra, sia “ormeggiata” la sirena Parthenope che, non corrisposta in amore da Ulisse, si gettò in mare e la nostra costa le diede approdo. Da qui il nome. Se poi ti sposti verso il borgo di Santa Lucia, puoi ancora vedere il monte Echia “Pizzofalcone” dove ci sono i resti di una necropoli dell’epoca cumana e di una villa romana di un certo Lucullo. Gente con i soldi, ville di un certo livello.»

«Ah Ciro…ti porto pure a Posillipo, oltre a rifarti gli occhi con il panorama, ti porto a vedere l’antica grotta di Seiano, giusto per restare in tema romano.»

Con il passare degli anni, l’aumento della popolazione portò a rifondare la città, dove ora sorge il centro storico…dove stanno sempre un sacco di ragazzi la sera, a Piazza Bellini. «Quando vieni ci andiamo a bere una birretta, là…sapessi com’è strano chiacchierare appoggiati ad una ringhiera che delimita dei reperti di età greco-romana.» La città rinacque con il nome di Neapolis, -la città nuova- proprio lì nell’attuale centro storico. Gli anni passano e Neapolis diventa un famosissimo porto, soprattutto per gli scambi commerciali con Atene, ma una sciagura era dietro l’angolo. Una sciagura che ahimè ci ha reso famosi in tutto il mondo.

«Mi pare che tu ci sei venuto Ciro, si come… mi ricordo che abbiamo pure  le fotografie insieme. A quell’età forse non si capisce l’entità di quello che si sta guardando. Quando vieni ti ci riporto. E’ impressionante vedere quanto è maestoso il Vesuvio visto da là.»

Era il 79 d.C e l’eruzione dell’attuale quiescente Vesuvio, cristallizzò per sempre 3 città, oggi famose in tutto il mondo per lo straordinario modo in cui sembrano essere dormienti. Pompei, Ercolano e Stabia. «Sapessi le sere d’estate come tutto diventa magicamente surreale.» Ci organizzano eventi, spettacoli, concerti e cene suggestive sotto la luna e le stelle. In mezzo a ciò che resta vivo, di una città che in quel giorno del 79, non è morta ma si è fermata.

«Sai Ciro…la cosa che più ti lascia senza fiato di questa città è che non hai bisogno di andare a cercare i posti dove sono accadute le cose…i posti che hanno impressa la storia. Basta che ti guardi intorno…potresti iniziare dal sottosuolo e finire a San Martino…non smetteresti mai di sentire il racconto di una storia.»

«Ovviamente Ciro quando ti dico che potresti iniziare dal sottosuolo non mento…»

Napoli affonda le sue radici nelle sue stesse viscere…fondamenta di roccia tufacea con caratteristiche di leggerezza, friabilità e stabilità del tutto particolari, hanno dato a Napoli una struttura unica. Mi viene da ridere,  anche i pilastri che ci mantengono sono diversi da tutti gli altri. Iniziarono i Greci, che nel costruire le cisterne per la raccolta dell’acqua piovana, utilizzarono il materiale “di scarto” per la costruzione della Neapolis. Si scende da via dei Tribunali, per entrare in una parte di questa Napoli sotterranea. «Quando vieni passiamo prima a mangiarci la pizza e poi a stomaco pieno, io mi riposo e tu vai. Personalmente non ci posso entrare…soffro di claustrofobia, e laggiù è un po’ stretto, ma ti faccio accompagnare da Anna, ne vale la pena.» Quasi duemila metri quadri di viuzze che attraversano la città. Alcune ovviamente sono chiuse perché ostruite dal tempo, ma scendere lì giù è scoprire una città dentro la città.

«Ovviamente le cose non finiscono qua!»

«Ora iniziamo con i primati…permettimelo Ciro mi devo un po’ vantare…mi devo “atteggiare”.»

«Restando in tema di sotterranei, c’è un posto che sta più o meno a Pozzuoli, si chiama Piscina Mirabilis; vorrei non accennarti neppure alla meraviglia, ma solamente perché, dinanzi ad una maestosità del genere le mie parole ora, sarebbero inutili.» La più grande cisterna romana di acqua potabile mai costruita. Dodicimila metri cubi di acqua. Un capolavoro di architettura. Il serbatoio terminale dell’acquedotto augusteo che, dalle sorgenti di Serino (AV), con un tragitto di 100 chilometri, portava l’acqua a Napoli e nei Campi Flegrei.

«Sempre in tema di guinness, non poteva essere da meno il nostro re…figurarsi, e non chiedermi chi è il re a cui faccio riferimento perché per noi uno solo è stato il Re…Ferdinando II di Borbone.»

Nel febbraio del 1853 chiese di progettare un viadotto sotterraneo che, passando sotto il Monte Echia, congiungesse il Palazzo Reale con Piazza Vittoria, quella di fronte al mare…dove sta la villa comunale. Diciamo pure che i moti di qualche anno prima non lo facevano stare molto comodo sul trono e quindi decise che attraverso questo viadotto si potesse avere facile arrivo ad una via di fuga. Dopo circa 3 anni di lavori realizzati totalmente a mano, con picconi, martelli e cunei e con la sola illuminazione fornita da torce e candele, il 25 maggio del 1855 venne inaugurato il “tunnel borbonico“.

Oggi quel tunnel è visitabile…grazie anche al duro lavoro di chi ha deciso di dargli nuova luce.

«Ciro in quei viadotti ci stavano pure i nostri nonni. Ti ricordi che ci raccontavano sempre che quando suonava la sirena dovevano scappare nei rifugi…erano i bombardamenti dei tedeschi. Visitare quei posti fa venire la pelle d’oca.»

Si nasconde tutto lì dentro…storia e aneddoti. «Io sono sicura che dentro quei cunicoli c’è ancora la presenza di qualcuno, deve essere per forza cosi.» Napoli è sotterranea ed esoterica…misteriosa…religiosa…sacra.

Infatti…

«Era il lontano 1389 quando, per la prima volta venne documentato IL MIRACOLO, quello che noi tutti aspettiamo trepidanti 3 volte all’anno, per la nostra incolumità.»

«Scusa è…ma non può essere che il calore della mano lo fa sciogliere.»

«Ciro vatti a confessare.» Su questo argomento non ti consento di dissentire. «Tua mamma e tuo padre, sono devotissimi e andavano sempre al duomo a pregare, a pregare, a pregare così forte insieme alla folla fin quando il sangue nell’ampolla non si scioglieva. E guai se non si scioglie. E’malaurie, e ti spiego pure perché…»

Il 16 Dicembre del 1631, San Gennaro, pregato e invocato da una popolazione intera, fermò la lava che non cessava di scendere. Il Vesuvio si era svegliato e lui lo aveva fermato. La gente giura di aver visto il santo e gli angeli su una nuvola, lui con la mano verso la montagna, quasi a fermare quello che stava accadendo. E così fu. La lava si fermò e  da allora i due eventi sono intrecciati fra di loro, per questo tutta Napoli tre volte l’anno aspetta con il fiato sospeso che il sangue nell’ampolla da solido diventi liquido.

«Napoli è così, sacra e profana, religiosa e miscredente, devota e pure credulona.»

«A proposito di questo, ora entro in un discorso che a te fa sempre un po’…come dire…diciamo che quando eri piccolo preferivi non sentirlo.»

«C’è un posto a Napoli dove la devozione e la credenza nella fede fa eco in una grotta di tufo immensa. Io ne restai affascinata dal solo racconto fin da quando ero alle elementari, e tu Ciro te lo dovresti ricordare, visto che sono stata presa in giro per diverso tempo; La maestra ci chiese di fare un tema sul posto che avremmo voluto visitare ed io scrissi, “Il cimitero delle Fontanelle“.» Capisci tu che a 7 anni scrivere di voler visitare un cimitero non è poi tanto normale.

Un guazzabbuglio di fede e di orrore” come diceva Matilde Serao.

Trentamila metri cubi di tufo posti in un rione –la Sanità – dove se cade uno spillo a terra, a stento lo trovi tanto densa è la popolazione. Quarantamila resti tra teschi, femori e chissà quale altro tipo di ossa… vittime della grande peste del 1656 e del colera del 1836. Qualcuno dice che sotto, per quaranta metri ce ne siano ancora altrettante.

Oltre ad essere cimitero anomalo per la sua struttura, è particolarmente famoso per un rito che tutt’oggi continua a svolgersi. E’ il rito delle anime pezzentelle.

«Praticamente Ciro sai che si fa? Se tu hai bisogno di un miracolo, ti adotti una testa, un cranio…una capuzzella, lei ti aiuta e tu per grazia ricevuta le fai un dono, le costruisci una teca, come se le avessi dato una degna sepoltura.»

«Tu come al solito non ci credi ed io lo sapevo. E allora prova a chiedere ai devoti della capuzzella di Donna Concetta. La sua testa è l’unica che suda. Quarantamila cape impolverate dagli anni, quarantamila cape sfatte dal tempo e lei…lucida e sudante quando “grazia”. Il sudore delle anime del Purgatorio.»

«Vabbè Robbè la capa che suda…chissà quale fenomeno di luci e ombre hanno creato per far sembrare che suda. Questo sarà il guardiano che la pulisce tutti i giorni.»

«Ah ma allora tu non ti accontenti mai, sei come San Tommaso. Eh vabbè allora che mi dici del Munaciello e della Bella M’briana. Lo sai pure tu che la sorella di nonna si trovava i soldi sopra al mobile senza sapere da dove venivano. E meno male che non lo hai mai raccontato a nessuno altrimenti, oltre a non averli più, chissà quale dispetto gli avrebbe fatto.»

«Ma ti pare che posso mai credere al munaciello?»

«Eh vabbè allora cosa mi dici della villa maledetta che sta alla Gaiola e Anna Carafa a Posillipo che balla ancora sopra il terrazzo del suo palazzo. E il palazzo in via Donnalbina, dove sul muro è raffigurato il diavolo. lo sai che ogni volta che provano a passargli calce o a dipingerlo la figura ricompare sempre…anche questo me lo sono inventato? Embè quando vieni ti devo portare alla Pedamentina, spero che il munaciello bianco ti faccia mettere paura, così impari a sottovalutare. E se pure questo non ti basta mentre giochiamo a pallone nel bosco di Capodimonte spero che ti si pari dinanzi la bella Maria Cristina, la figlia del Re Ferdinando di Borbone…che vaga ancora per i bei prati verdi.»

«Tu sei uno che crede ai cerchi nel grano fatti dagli ufo e non a queste cose.»

«Cos’e pazz!!!»

Ferdinando…Carlo…i palazzi reali…mi stavo dimenticando il meglio.

Che periodo magnifico, che magnificenza, che prosperità. «Tu immagina un cuore…il centro di tutto…il fulcro…il perno…il cardine. No, in realtà devi immaginare proprio un cuore, ecco lui ha cominciato a pulsare il 10 maggio del 1734 (già stavi pensando al 10 maggio 1987 eh…quello è il primo scudetto di Maradona…ma là il cuore si è fermato dalla gioia, poi ne parliamo).»

Ecco ti dicevo…il 10 maggio 1734, Carlo di Borbone entra trionfante a Napoli e mentre attraversa Porta Nolana (dove fanno il mercato del pesce), faceva spargere dal suo tesoriere monete d’oro e d’argento per strada. Questo gesto, quasi premonitore, sarà l’inizio di uno dei periodi più straordinariamente floridi e di imponente sovranità a Napoli, capitale del regno omonimo prima e delle due Sicilie poi.

Tutto intorno pareva rendergli omaggio e tutto sembrava plasmarsi intorno a lui da quel momento; anche San Gennaro decise di dargli il benvenuto tant’è che 4 giorni dopo compì il suo miracolo liquefacendo il sangue.

“Si dice” che il regno era retrogrado…con una povertà diffusa… «quello che senti dire ancora oggi d’altronde; inutile dirti che non era così.» Napoli era all’avanguardia in tutta Europa in questioni di economia, tecnologia, industria, ma soprattutto ricchissima di cultura e di tesori dell’arte. Una splendida capitale barocca brulicante di piazze, palazzi e chiese; Mezzo Milione di persone in una città…anche questo è un primato, perché in tutta Europa era la città più popolosa e ingegnosa aggiungerei. «Lo sapevi che siamo stati i primi a portare l’acqua corrente nelle case e prima che mi dimentico ti ricordo che abbiamo costruito il primo cimitero per i poveri -quello delle 366 fosse- tutt’ora visitabile.»

«Potrei farti un elenco bello lungo di primati che danno lustro a Napoli e al suo magnificente periodo Borbonico…»

Il primo orto botanico, prima città d’Italia per numero di tipografie, prima per numero di pubblicazioni giornalistiche, prima per numero di conservatori e di teatri. Già i teatri, tra tutti lui, il San Carlo. Il primo teatro lirico d’Europa.

«Ciro ma tu lo sai come disse Stendhal, lo scrittore francese: “Non vi è nulla al mondo che possa solo avvicinarsi al San Carlo”. Hai capito, al mondo.»

Il Re Carlo subiva il fascino di Napoli e del suo popolo tanto da essere molto premuroso e attento a tutto ciò che serviva…tanto da portare lustri alla capitale…tanto da cominciare ad imparare il dialetto, lui, lui che veniva dalle corti europee parlava napoletano, non poteva che diventare il sovrano più amato del regno.

Come dargli torto…il napoletano è una lingua a tutti gli effetti, non un dialetto.

I suoi primati non finiscono qua, anche perché, secondo me, voleva far capire a tutti ma soprattutto ai parigini, che la sovranità di Napoli e del suo regno era imponente e indiscutibile e infatti decise di rendere tangibile tutto questo, decise che avrebbe rivaleggiato con i giardini di Versailles ed inesorabilmente ci riuscì, affidando la costruzione di questa magnificenza a Luigi Vanvitelli. Quello che ne venne fuori è la Reggia di Caserta con il suo parco, una bellezza da mozzare il fiato, una costruzione di fontane e percorsi di acqua quasi impensabili per quell’epoca, con il suo giardino inglese, surreale e cristallizzato. Un capolavoro. Un gioiello da 61mila metri quadri. Una seconda capitale. Ah dimenticavo, Maria Carolina, la moglie di Ferdinando, il figlio di Re Carlo volle nel suo bagno, nella suddetta Reggia il “bidet”, il primo in uso in Italia…un’antesignana della pulizia. Un ennesimo primato…

Non si accontentò di vivere al palazzo reale, Carlo…volle una sua reggia che simboleggiasse ancora una volta il suo potere. Un posto che potesse “dominare” Napoli dall’alto. La volle e la ebbe. La Reggia di Capodimonte. Impossibile descriverti tutto quello che c’è al suo interno…sale, arredi, magnificenze, opere d’arte di immenso valore, collezioni, una tra tutte quella della famiglia Farnese, un giardino immenso…tanto che noi lo chiamiamo il “bosco di Capodimonte”.  «Se vieni ti ci porto e ci facciamo anche un picnic.»

«Ah dimenticavo…non so se lo hai capito ma al Re dava un po’ fastidio essere secondo a qualcuno e così fece costruire una fabbrica di porcellane proprio a Capodimonte.» La cosa divertente è che il suocero aveva una famosissima fabbrica, in Sassonia, quella delle porcellane di Meissen e forse lui non poteva essere da meno. Oggi molte di quelle opere sono conservate nelle stanze della Reggia, integre fortunatamente.

Se solo si fosse fermato qui, sarebbe comunque passato alla storia, ma Carlo fece altro, e tanto altro nacque sotto il suo regno. Insieme ai suoi studiosi fu il primo ad avviare degli scavi sistematici su due città conosciute al mondo per la loro “integrità” nonostante gli accadimenti che le hanno rese così: Pompei ed Ercolano. La meraviglia che ne uscì fuori fece eco in tutta Europa ed oggi è nota in tutto il mondo.

«Ora dimmi tu, cosa altro dovrei dirti Ciro per farti capire che il “si dice” non è di questa terra martoriata dalle dicerie…»

«Dovrei raccontarti che in questo periodo abbiamo posto le basi di innumerevoli discipline, tanto da poter e dover essere riconosciuti ancor oggi in tutto il mondo?»

«Il primato mondiale per la prima cattedra di economia, assegnata ad Antonio Genovesi, (allievo di Gianbattista Vico) o forse ti interessa sapere che la terza flotta marittima mondiale, quella napoletana, istituì il primo codice marittimo e il primo atlante mondiale…»

«Il primo museo mineralogico del mondo, la prima nave a vapore…la Ferdinando I.»

«La prima tratta ferroviaria…la Napoli-Portici, e vedi che proprio a Portici dove sta pure il tuo santo protettore, San Ciro, c’è il museo di Pietrarsa dove puoi vedere i primi treni dell’epoca…se non ci credi.»

Raccontare a parole quello che i tuoi occhi possono vedere è riduttivo e non sarebbe carino neppure nei confronti del re. Non mi far scrivere tutto quello che potresti vedere solo venendo qui e facendo una passeggiata con me.

«Voglio dirti un’ultima cosa. Poi mi fermo. Giuro.»

«Quando ti dico che a volte le bellezze di questo posto e la storia che ne segue, vengono fuori come conigli dal cilindro, io non scherzo.»

Nel 2003 è stato aperto un cantiere per la realizzazione della stazione metropolitana di Piazza Municipio. Al momento il cantiere è ancora aperto, ma non per disservizi, non per magagne di appalti, non per lentezza nei lavori. No.

Ci sono volute 27 variazioni sul progetto originale. Ogni metro scavato portava alla luce la storia. Ogni metro che prendeva luce, portava con sé resti di una città che deve rinascere anche grazie a questo. È stato trovato di tutto: strutture del porto di Neapolis, il Molo Angioino, due navi, torri aragonesi e vicereali, la Torre dell’Incoronata e i resti del Palazzetto del Balzo e chissà cos’altro c’è ancora. La cosa fantastica è che non hanno deviato i lavori costruendo la metro altrove…no, intorno a tutto questo, intorno ad una parte di una città sommersa hanno costruito la stazione. Un museo all’interno della metropolitana. Quando si dice “di necessità, virtù”.

«“Senti a me”. Fatti finire di raccontare questa storia…guardandola con i tuoi stessi occhi.»

*Il Cippo a Forcella (Cipp’ a Furcella, in napoletano) è un gruppo di pietre (erroneamente chiamato “cippo”) facenti parte, un tempo, della cinta muraria di epoca greca dell’antica Neapolis. Molto probabilmente il cippo è costituito proprio dai resti di una porta difensiva della cinta muraria la porta Furcillensis o Herculanensis. A Napoli, dire che qualcosa “S’arricorda ‘o Cipp’ a Furcella” significa che è una cosa molto vecchia.

 

Un pensiero su “Per ora ci sono 2 cose che ci accomunano…le origini e il parallelo.
  • 5/5

    Informazioni molto interessanti su Il Cippo a Forcella e un articolo molto bello. Ha svegliato il mio interesse per Napoli.

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